Attenzione alle moschee

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di Gabriella Gagliardini

 

Nel territorio italiano esistono circa 150 “madrase” o scuole coraniche che istruiscono circa settemila bambini in età scolare (5-13 anni) che svolgono le loro “lezioni culturali”,  protette dalle moschee che, in Italia,  hanno raggiunto il numero di 200. I controlli sono praticamente nulli, ma è in seno a quelle scuole, di apparenza innocente, che crescono i futuri terroristi, bene indottrinati da altrettanti insegnanti, votati alla religione e a qualcos’altro. In via Quaranta, a Milano, nella scuola islamica veniva intonato ogni mattina il seguente inno, di tono non del tutto pacifico:

“ Nostro strumento è la spada affilata

Che a terrorizzare i nemici dell’Islam è destinata

Tra i cattolici romani stiamo

La luce del sole dell’Islam noi diffondiamo

O musulmani, siate pronti e preparati

Alla splendida vittoria di cui presto sarete coronati

Questa religione sarà fatta trionfante

Nonostante le ferite e i dolori che dobbiamo sopportare.”

Queste poche righe sono molto significative nel comprendere le intenzioni dei fanatici mussulmani, la loro meta è la “splendida vittoria” sulle religioni del mondo che non sarà certamente pacifica, dato che parlano, in modo specifico, di possedere una “spada affilata”. In quale scuola italiana, o cattolica che sia, si parla di spada a bambini così piccoli? Che discorsi sono per dei bambini,  se non istigarli, sin da piccoli, alla violenza e cominciare a far loro il lavaggio del cervello per “imprese grandiose” che saranno destinati a compiere in futuro?

Il Papa Benedetto XVI, durante il recente sinodo dei rappresentanti delle religioni monoteiste, (10 Paesi dell’ Oriente) si è preoccupato per la sorte dei cristiani cattolici in Terra Santa, che vanno depauperandosi sempre di più, essendo costretti a fuggire dalla loro terra. Inoltre, il Santo Padre ha parlato di un effettivo impegno da parte di tutti per la pace, promuovendo i valori spirituali che uniscono gli uomini, escludendo ogni espressione di violenza.

Per contro, in passato, Abou Imad, Imam della moschea di viale Jenner di Milano, dove si trovava la stessa scuola coranica che inneggiava alla violenza, avrebbe dichiarato di essere contrario all’integrazione perché i mussulmani non vogliono rinunciare alla loro identità.

Ecco perché il Papa dà tanto fastidio al mondo islamico, perché fa parte di quei “dolori e ferite” da sopportare che ostacolano la “grande vittoria” dell’Islam.

Perché i mussulmani continuano a richiedere la costruzione di moschee in qualunque territorio? Perché si concedono queste costruzioni, in territori stranieri, dove i cittadini praticano altri credi? Devono forse perdere l’identità i cittadini che ospitano questi fanatici? E per quale motivo, secondo la tanto evocata “par condicio”, nei paesi mussulmani non c’è l’ombra di una chiesa cattolica e guai a chiederne la sua costruzione? Solo a Tunisi, in tutta l’Africa del Nord, esiste una chiesa cristiana cattolica che svolge la sua funzione domenicale, ma chi lo sa fino a quando.

Il disegno è lungimirante ed il suo attuarsi diventa sempre più realistico, dal momento che questi mussulmani fanatici si stanno infiltrando in tutti i territori mondiali espandendosi a macchia d’olio, aiutati e nascosti dalle moschee e relative scuole coraniche…

 

 

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